Temi di «Si può vivere cosi?» in ordine alfabetico
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3° Cap. L’ OBBEDIENZA (131)
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- La ragionevole conseguenza della fede
- La vera obbedienza è una amicizia
- OBBEDIENZA/assemblea
- Conclusione: dalla fede all’obbedienza
1 – La ragionevole conseguenza della fede(131)
La fede è un atto di conoscenza e la libertà è condizione perché esso avvenga.
Ad ogni conoscenza consegue un’affettività.
(132) L’affettività è un comportamento, è un atteggiamento verso l’oggetto conosciuto.
L’atteggiamento giusto verso l’oggetto conosciuto, l’affezione giusta che nasce da un oggetto conosciuto si chiama virtù.
Essere-abituati-a si chiama virtù, ad esempio avere la virtù della pietà.
Perciò la virtù è un atteggiamento verso l’oggetto conosciuto,
l’atteggiamento giusto, normalmente giusto, verso l’oggetto conosciuto, un atteggiamento abitualmente giusto verso l’oggetto conosciuto.
A) L’obbedienza nasce come atteggiamento ragionevole (133)
Aver pietà della gente perché non sa il suo destino e aver pietà della gente perché ha fame (perché sono tre giorni che segue uno che parla del loro destino), è lo stesso, è lo stesso gesto.
(135) Gesù: «Voi mi perseguite perché vi ho sfamato con del pane, gratuitamente, ma io vi darò ben altro da mangiare, vi darò la mia cane da mangiare e il mio sangue come bevndaa. E chi mangia di questo pane e beve di questo sangue vivrà per sempre».
(136) Lentamente la gente ha seguito i farisei e gli scribi e sono usciti tutti dalla sinagoga, tanto che, oramai era sera, nella penombra della sera, si è fatto un gran silenzio nella sinagoga e c’era lì Gesù che guardava come nel vuoto: immaginate il dolore che doveva avere: il momento supremo della incomprensione degli uomini…il simbolo della incomprensione degli uomini, perché il momento supremo lo avrebbe appreso un pò di tempo dopo.
Ma un gruppetto era rimasto: era il gruppetto degli aficionados,la gang, una gang senza armi, poveracci!
(137) Gesù chiede loro: «Anche voi volete andarvene?». e Pietro: «Maestro anche noi non comprendiamo quello che tu dici, ma se andiamo via da te dove andiamo? Tu solo hai parole che corrispondono al cuore, che danno senso alla vita».
Parole ragionevoli!
La ragione è scoprire la corrispondenza
tra quello che uno dice della realtà e quello che il cuore aspetta dalla realtà; la corrispondenza tra quello che uno dice della vita e le esigenze che il cuore ha sulla vita, come dice il “Senso Religioso“.
(138) C’è una evidenza da aggiungere: nella sinagoga, quella gente, venuta perché il giorno prima era stata sfamata gratis, che, sobillata dai farisei, se ne è andata via, è stata irragionevole.
Perché?
(139) Perché se solo per il fatto che adesso diceva una cosa incomprensibile – non si poteva dire contro il cuore, ma incomprensibile sì’ – se ne sono andati via, sono stati irragionevoli.
Perché hanno compiuto un gesto contradditorio a quello che avevano visto il giorno prima: andare via perché non capivano era rinnegare l’evidenza del giorno prima.
Il giorno prima l’avevano seguito perché aveva distribuito il pane; andare via perché non capivano era rinnegare l’evidenza del giorno prima.
Perciò di fronte al fatto eccezionale di quell’uomo che parla sempre in modo corrispondente al cuore come mai nessun altro, la conseguenza più immediata e logica è quella di seguirlo, come ha detto san Pietro: «Se andiamo via da te , dove andiamo? non c’è più altro senso alla vita. Tu solo hai la parola che spiega la vita, la parola corrispondente al cuore».
E, infatti, chi è andato via ha contraddetto se stesso, è andato via contraddiccendo se stesso.
(140) Lo hanno seguito lo stesso: questa è l’origine di un atteggiamento affettivo.
Gli altri sono andati via rifiutandolo, nonostante quello che avevano visto e sentito; questo gruppetto è rimasto aderendo a Lui, seguendolo: è l’inizio del concetto di obbedienza che nasce dalla ragione, nasce – meglio – come atteggiamento ragionevole.
Era giusto seguirlo, perché altrimenti avrebbero dovuto rinnegare tutti i mesi precedenti che erano stati con Lui, in cui era diventato loro evidente che quell’uomo era un uomo diverso dagli altri.
B) Il contenuto della parola da seguire (141)
Sono stati con Lui.
Badate: non dalla sua parte; non si può dire soltanto «dalla sua parte» come se avessero approvato quello che Lui diceva, non hanno detto: «approviamo quello che tu dici». perché non capivano neanche loro; ma «con Lui» sì.
«Abbiate in voi gli stessi sentimenti che Cristo ebbe verso il Padre»
Filippesi 2, 5-11
Seguire Cristo vuol dire avere gli stessi sntimenti di Cristo, gli stessi sentimenti che Cristo ebbe verso il Padre; seguire Cristo vuol dire assimilare, assumere lo stesso atteggiamento che Cristo ebbe verso il Padre.
Lo stesso atteggiamento che Cristo ebbe verso il Padre dobbiamo averlo noi verso Cristo.
(142)Con quale parola si può definire l’atteggiamento che Cristo ebbe verso il Padre? E’ quella di san Paolo: «Fatto obbediente fino alla morte».
Simone e gli altri si sono fatti obbedienti a Cristo anche di fronte all’incomprensibile.
Perciò seguire Cristo significa, spiegato in modo più preciso, avere lo stesso sentimento che Cristo uomo ebbe verso Dio: l’obbedienza definisce l’atteggiamento di Cristo di fronte al Padre.
(143) L’obbedienza al Padre è, per Cristo uomo, seguire il Padre; lo stesso sentimento deve essere in noi verso di Lui: seguire Cristo, obbedire a Cristo.
C) Per questo Dio lo ha glorificato (143)
Lui ha seguito il Padre, allora il Padre lo ha glorificato.
Analogamente a quello che dice Gesù nel Vangelo di Giovanni: «Chi mi obbedirà farà le cose che io ho fatte, farà i miracoli che io ho fatto, e ne farà di più grandi», perché è più grande l’evidenza della forza di Cristo adesso, in questo mondo che è tutto contro di Lui, è molto più potente la forza di Cristo adesso, nella sua Chiesa, che neanche duemila anni fa: duemila anni fa faceva alcuni miracoli, adesso ne fa a bizzeffe.
D) La ragionevolezza del seguire (144)
L’obbedienza per noi, cioè il seguire il disegno di un Altro, il fare la sua volontà, è ragionevole in un solo caso: deve essere consapevole che in essa sta la riuscita della vita.
(145) «Chi mi segue avrà la vita eterna e il centuplo quaggiù».
Il centuplo è la riuscita vera, che inizia già in questo mondo, e si compie nell’eterno.
E qual’è lo strumento che usa per far capire che è così?
La vita di coloro che sono chiamati per questo, la testimonianza della nostra vita cambiata dalla fede.
L’opera buona è la testimonianza a Cristo
2 – La vera obbedienza è un’amicizia
A) Seguire uno che ti sta davanti (146)
Seguire vuol dire guardare uno che ti sta davanti.
E’ stato qualcuno, è stato l’incontro con uno (prete, compagno) il cui modo di vivere corrispondeva all’esigenza del vostro cuore in modo diverso dal solito.
Vi ha fatto notare una diversità, una diversità umana, che aveva come caratteristica quella di corrispondere più acutamente, più profondamente al cuore nella sua semplicità.
Comprendeva cioè un ideale, suscitava o provocava un’immagine ideale che normalmente il modo con cui gli altri vivevano non aveva mai suscitato.
Quella diversità innanzitutto implicava una serietà del vivere.
Normalmente nella vita, per tutta la gente, è serio il problema dei soldi, è serio il problema dei figli, è serio il problema dell’uomo e della donna, è serio il problema della salute, è serio il problema politico:
per il mondo tutto è serio eccetto che la vita.
(147)
La vita implica tutto questo, ma con uno scopo di tutto, con un significato.
Voi siete stati colpiti da un modo di vivere che portava con sé l’affermazione del significato della vita: la vita è una cosa seria con un significato; è una cosa seria, perciò è un compito di fronte al mondo, di fronte a tutto il creato, di fronte a tutti i tempi, di fronte alla storia, di fronte al tempo e allo spazio, ed è un significato ultimo, definitivo e completo.
B) Seguire: capire ed imitare
(148) Diciamo che la regola della vita è la sequela.
Il concetto implica:
- Qualcosa che si ha davanti
- Qualcosa di cui cerchiamo di capire le parole
- Qualcosa di cui cerchiamo di capire come fa a viverle, a farle.
L’insieme di questo si chiama sequela, ; senza sequela, senza l’intensità di una sequela la nostra vita non ha niente davanti, non sa cosa pensare e non sa come fare.
L’alternativa alla vita come sequela è l’istintività, vale a dire degrada, come uomo, verso l’animalità.
C) Obbedienza, gesto dell’io
Cosa vuol dire capire come modo di vivere della ragione?
(149) Capire vuol dire cogliere la corrispondenza profonda tra quello che ti si dice e il tuo io, le esigenze del tuo io, le esigenze profonde del tuo cuore, le esigenze profonde del tuo vivere.
Man mano che lo capisci, non dipendi più da chi te lo dice; man mano che te lo si dice, chi te lo ha detto è come se diventasse una cosa sola con te stesso: segui te stesso.
Al limite l’estrema forma dell’obbedienza è seguire la scoperta di se stessi operata alla luce della parola e dell’esempio di un altro, senza dei quali uno brancicava nel buio, o viveva da animale.
D) Il vero seguire è un’amicizia (150)
Questa è l’amicizia. La vera obbedienza è quando giunge a questo livello di amicizia.
E’ il desiderio di vivere che ti fa domandare: «Come fai a farlo tu, come fai a realizzare quel che capisci?».
Se io ti faccio capire che quel che ti dico, te lo dico perché corrisponde alle esigenze del tuo cuore […] questo diventa tuo, e tu devi seguire te stesso.
La vera coscienza è la propria coscienza resa grande matura da un incontro. E questo fa diventare amici.
(151) Perciò il vero seguire è amicizia, la vera obbedienza è amicizia.
Sintesi
(152) Ad ogni modo io volevo dire che la parola obbedienza è identica alla parola amicizia.
Una amicizia che non sia obbedienza è una cosa sentimentale,
senza frutto né storia, senza scopo e senza durata, senza volto.
(153) L’amico è caratterizzato innanzitutto e soprattutto dalla serietà del vivere di fronte all’universo e di fronte al destino!
Niente corrisponde al tuo cuore più di queste cose.
E uno non è più solo, è finalmente sé stesso, perché l’uomo è sé stesso quando è insieme.
Un io solitario è un io perduto
Così l’io che non è solitario viene creato in una compagnia, da una compagnia che è amicizia e l’amicizia è creata da una obbedienza.
La parola obbedienza non è altro che la virtù dell’amicizia.
OBBEDIENZA/ Assemblea (154)
Camminare vuol dire capire il rapporto che c’è fra l’istante e il destino dell’istante.
(155) L’ultima idea dell’uomo è che l’uomo è una libertà, cioè qualcosa che è fatto per la felicità: e, paradossalmente, l’inferno nasce qui.
Senza inferno non ci sarebbe libertà, senza possibilità dell’inferno non ci sarebbe la libertà.
Perché? Perché la libertà implica la libertà di dire no, e dire no è l’inferno.
L’inferno afferma l’uomo come libertà.
(156) Intervento: «A proposito dell’obbedienza, si diceva che il lavoro più grande che esige è la semplicità del cuore»
Per esempio la parola lavoro sarebbe una parola sbagliata; si capisce cosa si ntende dire ma è una parola sbagliata.
La semplicità del cuore è una condizione per l’obbedienza.
Intervento: «Io pensavo che la semplicità del cuore, in fondo, è un’esigenza per capire tutti i passi compiuti fin’ora»
Quello che tu dici è giusto: semplicità è una condizione per tutto quello di cui abbiamo sentito parlare.
Però, di tutto quello di cui abbiamo sentito parlare, il fenomeno per cui la semplicità è più importante, è l’obbedienza, perché nell’obbedienza bisogna proprio essere semplici, altrimenti non c’è niente da fare.
La fede propone una cosa troppo bella, così bella che diventa quasi facile dire di sì, ma l’obbedienza no; nella obbedienza tu devi sempre seguire qualcosa d’altro e non te.
Perciò semplicità occorre per tutto ma soprattutto per l’obbedienza.
(157) Intervento: «Nella lezione sulla fede ci hai detto che solo l’io morale, l’io unito è capace di fidarsi….»
Un momento: cosa vuol dire l’io morale, l’io unito? L’io morale cosa è? L’io vero! L’io unito cosa è? È l’io non diviso, perciò è l’io vero.
Allora l’io vero è capace di fidarsi.
Intervento: «Allora come vivere l’obbedienza affinché nella vita di ogni giorno, di fronte alle decisioni di ogni giorno, io possa essere capace di decidere senza domandare ogni momento, senza demandare ad un altro ogni responsabilità?»
Quanto più tu hai fatto tuo il criterio di chi ti guida, quanto più tu hai capito e accettato i criteri che ti sono stati detti, tanto più durante il corso delle giornate sei libera dall’andare a chiedere
Accettare il criterio di chi ti guida è il modo di essere libero in tutto quello che fai, diventi saggio in tutto quello che fai, sai come ci si comporta.
E’ quello che diceva Gesù: «Chi si perde si trova».
Chi rinuncia al proprio punto di vista per seguire Gesù, per seguire Lui, diventa un uomo capace di affrontare qualsiasi cosa, sapendo quello che fa, decidendo il giusto.
(158) Intervento: «Poiché mi sembra che l’obbedienza sia una question affettiva, vorrei che mi spiegasse meglio i due aspetti dell’obbedienza: “«”capire i passi di chi hai davanti” e “imitare come li fa”. In particolare, vorrei capire se sono queste due cose che permettono l’adesione affettiva».
L’attaccamento affettivo nasce seguendo un altro.
L’attaccamento a Gesù nasce proprio dall’atteggiamento di attenzione, di sguardo fisso, di domanda di capire, di adesione a quello che ci dice di fare; da qui nasce l’affezione e non è vero che occorre l’affezione per poter seguire.
(159) Se tu aderisci all’indicazione che l’altro ti dà, che l’autorità ti dà, se cerchi di capirla, scopri la verità e la vita più di prima e questo ti rende ammirato dell’altro e ti fa affezionare all’altro.
Capire questo vuol dire incominciare a capire come nasce la nostra compagnia, come nasce una comunità, come nasce l’amicizia.
Una compagnia positiva in questo senso può nascere solo da una amicizia: l’amicizia è una virtù, l’energia che costruisce la compagnia.
Se uno pretendesse di avere un rapporto con il mistero di Dio a prescindere dalla compagnia, e specialmente a prescindere dall’autorità che la guidi, si illude, è una illusione.
(160) Ma l’amicizia che cosa è? L’amicizia allo stato minimale, è l’incontro di una persona con un’altra persona di cui desidera il destino più che per la propria vita: io desidero il tuo destino più di quanto desideri la mia vita.
Soltanto che, quanto più hai affetto, tanto più tu hai la tentazione di fermarti lì, afferrrando, possedendo, e così perdi e la cosa e te stesso: perdi.
Il sintomo che un’amicizia è sbagliata è che gli altri sono estranei.
(161) Intervento: «Allora l’amicizia non è un optional, ma è quasi necessaria per una comprensione di me e della realtà»
La parola che chiarisce tutta la questione è la parola optional.
L’amicizia non è un optional; se è optional non è un’amicizia; non è una cosa che si può avere o non avere: senza amicizia uno non è più se stesso.
In che senso l’amicizia non è un optional?
(162) Intervento «….perchè è una compagnia guidata al destino.»
Ma guidata da chi?
Se siete in due da chi è guidata? Da un’altra cosa: ci vuole un terzo. E questo terzo, è perché lo incontri al secondo gradino invece che al primo? No!
Questo che segui è qualcosa di inerente alla persona con cui ti metti insieme e che è così bello che vi fa mettere insieme, è così giusto che vi fa mettere insieme.
(164) (Bisogna) mostrare a tutti, far vedere a tutti che una compagnia è fatta perché si è incontrato Cristo, una compagnia che si crea perché si è incontrato gente che ha incontrato Cristo, fa realizzare quello che tutta la politica, tutta la cultura e tutto il resto non valgono a farci vivere.
(165) Questo fa nascere l’affezione, ha fatto nascere l’affezione; e l’affezione è come il cemento della compagnia.
In questo cemento la compagnia cresce e diventa costruzione, il tempio di Dio in questo mondo a cui Dio sarebbe ignoto.
L’opposto di una compagnia che nasca così è un egoismo pieno di illusioni, un’egocentrica illusione, vale a dire quella posizione che cerca sollievo nei propri pensieri, che è contro la ragione.
Perchè cercare la soddisfazione nei propri pensieri è contro la ragione?
Perchè la ragione è coscienza della realtà, non dai tuoi pensieri avulsi da da un riferimento.
L’ideale è la realtà che tu conquisti pezzo per pezzo, passo per passo; mentre il sogno svanisce, muta e svanisce da un giorno all’altro.
Cristo vi ha scelti come strumenti per dire agli altri quello che Lui è, per destare negli altri l’amore a quello che Lui è, perchè quello che Lui è, è il destino di tutti.
Ma voi desterete l’amore a Cristo negli altri attraverso la presenza vostra, amorosa di Cristo, la vostra presenza amorosa di Cristo che è il destino di tutti.
Conclusione: dalla fede all’obbedienza (166)
Fede
(167) La fede è accogliere, riconoscere un presente, riconoscere che già nel presente inizia qualcosa che ci aspetta oltre tutto: già nel presente esiste qualcosa che appartiene al destino.
Ecco la parola più bella:
L’incontro con un presente nella cui forma esiste già il destino.
Libertà
Riconoscere questo, avere cioè la fede, affermare la fede, è la libertà.
L’uomo, la prima cosa che nella fede ritrova del destino è proprio la libertà.
La libertà è esigenza di soddisfazione totale, la libertà è la capacità di aderire al destino, è esigenza di totalità della risposta.
Per questo si capisce che la libertà che non aderisce, che dica di no, che resista a ciò che la fede dice, è un conrosenso, è una negatività: è la morte anticipata.
(168) Perciò dopo la fede, la libertà: la fede diventa la sorgente dell’affettività, cioè di una energia di adesione all’essere, a ciò che c’è, alla realtà nella sua totalità.
Obbedienza
La fede è un’obbedienza di cuore a quella forma di insegnamento, alla quale siamo stati consegnati
J.Ratzinger, alla presentazione del Catechismo della Chiesa Cattolica
L’ obbedienza del cuore, vale a dire l’amicizia, perchè l’amicizia è la suprema obbedienza.
Capire l’identificazione tra obbedienza e amicizia è molto importante: se l’obbedienza ti indica quello che devi fare per raggiungere il tuo destino, che cosa è l’amicizia?
E’ una compagnia guidata al destino: guidata, cioè devi obbedire.
Perciò, questa primia terna di parole – fede, libertà e obbedienza o amicizia – rappresenta la terna delle parole fondamentali di tutto il nostro vivere: la giustizia è la fede; la libertà è la fede; e l’amore è la fede che si traduce nella concretezza di una compagnia.
Queste tre parole decidono di quello che siete e sarete.
Indice generale dei capitoli del libro
