
Indice alfabetico dei temi
A – B – C – D – E – F – G/H – I – L – M – N – O – P – R – S – T – U – V
[NOTA BENE: i corsivi di frasi o interventi, in rosso sono frasi riportate dal libro «Si può vivere così?», quelli in viola sono invece interventi, domande e citazioni di questo libro]
Lettera «V»
- Vangelo
- Vanità
- Vedere
- Vedova di Naim
- Vendetta
- “Veni Sancte Spiritus”
- Verginità
- Verifica
- Verità
- “Vieni Signore Gesù”
- Virtù
- Viso
- Vita/vivere
- Vita eterna
- Vocazione
- Voler bene
- Volto
Vangelo
lingua del vangelo
176 – (Herranz, Carron e altri) hanno raschiato la superficie latino-greca e sono pervenuti alla radice aramaica, la lingua originale dei vangeli.
Questa confermava ciò per cui la tradizione non si era scandalizzata delle diversità del testo greco.
Ecco perché la tradizione, che adorava il Vangelo, ha mantenuto il vangelo in greco come l’ha ricevuto, e lo ha letto come se leggesse aramaico.
Carrón: «E quello che impressiona di più è che non ha ceduto alla tentazione di migliorare il testo, di cambiare il testo, anche se c’erano sensi contraddittori o che sembravano tali. e questo è un indice prezioso».
storicità del vangelo
166ss – L’Ottocento è il secolo della ragione applicata, quella che dovrebbe risolvere le questioni – ha preteso negare l’avvenimento cristiano.
Loro (Carrón, Miguel Garcia e altri con il loro maestro padre Herranz) hanno sentito la passione per la verità che era nel loro maestro padre Herranz.
Seguendo questo maestro e sviluppando la sua ipotesi di lavoro, hanno fatto scoperte dell’altro mondo, così che adesso rappresentano l’unico punto della terra contestatore sistematico della mentalità dominante.
168 – (Carrón) Ognuno di noi si mette sempre davanti alla realtà in un certo modo: non è neutrale.
169 – […] Perché la ragione si muove sempre dentro una certa posizione che la persona ha in rapporto alla realtà.
Se l’individuo si pone verso la realtà con sospetto, guarderà sempre tutte le cose con sospetto; appena trova un intoppo, lo interpreta in favore del suo sospetto.
Se invece è uno che si pone di fronte alla vita non con sospetto ma con positività, non è che lui, davanti a quella duplice versione delle cose, sia genialmente e stranamente – profeta ispirato – portato alla versione positiva.
Ma c’è un fattore, che gli altri non considerano, e che lui, siccome è aperto, considera.
170 – Qual’è questo fattore? È che tutta la tradizione cristiana primitiva dice che Cristo non è affatto contraddittorio e che i due testi non sono contraddittori.
Allora vuol dire che c’è qualche altro modo per spiegarlo: se è positivo va alla ricerca di questo modo.
Tantissimi studi o libri invece sono scritti non per trovare la verità, cioè non per amore alla verità, ma per provare un pregiudizio o per sostenere un pregiudizio che c’è prima di iniziare lo studio.
Non sono alla ricerca del vero, sono alla ricerca di pretesti per avallare il loro pregiudizio.
171 – Iniziare aperti a tutte le possibilità è l’unico modo per mettersi nel reale e poter scoprire e riconoscere il reale.
L’inizio del lavoro che stiamo facendo è una fiducia: se io riesco a fare una scoperta scientifica è perché parto dalla possibilità che ci sia questa soluzione.
Per cui, chi parte con posizione di sospetto sempre, necessariamente, è obbligato a cancellare alcuni fattori in gioco – per esempio la tradizione della Chiesa, la tradizione di duemila anni – per poter andare avanti, per poter mandare avanti la sua parte.
172 – Mentre la forza dei nostri due amici è che hanno tenuta aperta la possibilità emergente secondo tutta la tradizione cristiana.
Non può essere uguale a zero una tradizione di mille anni così!
I vangeli sono i testi su cui sono state fatte più ricerche tra tutti i libri del mondo, si è cercato di verificarne tutti i dati: il 99% dei dati è perfettamente comprovato.
Tutto questo bisognerebbe metterlo da parte per dare fiducia ad alcuni dati che non si possono dimostrare!
È impossibile, per esempio, dimostrare l’esistenza di un certo discorso in un momento della storia attraverso l’archeologia.
Perché di un discorso non si possono trovare tracce archeologiche.
Ma prendendo spunto da alcune cose che non si possono dimostrare, si cancella tutto il resto, per dare credito a qualcosa che ancora non è provato.
173 – Tutti i padri della Chiesa si rendono conto delle difficoltà dei vangeli, ma prima di tutto non cancellano questi dati, non c’è in nessuno il dubbio.
174 – Quando si ha un preconcetto, se si è attaccati a sé stessi, si porta avanti questo preconcetto imperterriti fino a quando si trova qualcosa che sembri finalmente dare spunto per una conferma.
Invece è banalmente un pretesto in più.
Loro due, ponendosi positivamente di fronte alla realtà e quindi non sciogliendo la questione abbandonando la tradizione, ma tenendola presente, hanno trovato che quella contraddizione non è una contraddizione.
175 – Gli altri hanno continuato a fare il loro lavoro scettico e bugiardo.
Quando uno parte da un preconcetto, alla fine della sua ragione diventa irragionevole, arriva a fare delle affermazioni che sono veramente stupide, anzi non sono solo stupide, ma sono anche contro l’evidenza.
Uno può leggere – nella scuola di Bultmann, per esempio , ci sono libri intitolati così – che il vero fondatore del cristianesimo è san Paolo.
Questa è proprio una menzogna, perché san Paolo nelle sue lettere dice sempre: «Io parlo del Vangelo di Cristo. La mia unica preoccupazione è parlare di Cristo» ( 1 Cor. 2,2), cioè, è di una fedeltà estrema e delicatissima a quello che ha ricevuto come tradizione portata dagli apostoli.
176 – (Herranz, Carrón e altri) Hanno raschiato la superficie latino-greca e sono pervenuti alla radice aramaica, la lingua originale dei vangeli.
Questa confermava ciò per cui la tradizione non si era scandalizzata delle diversità del testo greco.
Ecco perché la tradizione, che adorava il vangelo, ha mantenuto il vangelo in greco come l’ha ricevuto, e lo ha letto come se leggesse dall’aramaico.
E quello che impressiona di più è che non ha ceduto alla tentazione di migliorare il testo, di cambiare il testo, anche se c’erano sensi contraddittori o che sembravano tali.
E questo è un indice prezioso.
177 – Newman, come emerge dall’Apologia pro vita sua, cercava la verità sopra ogni cosa e, avendo abbordato i documenti cristiani dei primi secoli per dimostrare che la Chiesa cattolica li aveva alterati – mentre la Chiesa inglese no -, ha trovato che la Chiesa cattolica li aveva rispettati e quella inglese li aveva alterati: è l’amore alla verità.
Intervento: «Per cui la nostra difficoltà nel capire la fede è proprio la mancanza di amore alla verità?»
Questa è la conclusione per cui ho disturbato i nostri amici.
587 – La lotta che si è accesa in questo momento nel mondo ad opera del gruppo dei nostri preti spagnoli che, solo con alcuni gruppi protestanti – specialmente dell’Università più famosa, quella di Tubinga, che prima era d’estrema sinistra – difende la storicità dei vangeli, la contemporaneità di Cristo e dei vangeli.
Non c’è nessun testo dell’antichità, nessun fatto dell’antichità che abbia una documentazione lontanamente paragonabile a quella che ha Cristo; che Cristo è risorto è stato scritto poco dopo che è morto, qualche anno dopo.
E le prove di questo diventano di giorno in giorno più inconfutabili, mentre intorno a me mormora la morte.
Vanità
518 – Quella ragazza lì, nel suo ufficio, è più vicina al pellegrino russo di chi, insieme a cinquanta altre persone, vive nella bolgia, in un ufficio dove si parla male e basta, dove si celebrano le vanità (la vanità è il niente).
È nelle mani di Dio che il suo «tic-tac- diventa utile all’universo.
Vedere
vedere e capire
279/280 – «La fede ci fa sperare di vedere che tutto quanto si muove, si muove per la gloria di Dio; la fede ci fa sperare di vedere questo. Il primo modo di vederlo, non è vederlo; il primo modo di vederlo è capirlo, è capire. […] capire questo è molto più che vederlo, tanto è vero che comprendendolo si può incominciare […] a prepararsi. Capire è più che vedere» [Si può vivere così? p. 149].
Vedere una persona e capire una persona è un pò diverso; ma capire passa attraverso il vedere.
L’itinerario dello sguardo, cioè il cammino che avviene dentro lo sguardo, che è quello che dicevo io: quando uno vede una faccia – e la faccia è piena di fascino, qualunque cosa faccia è piena di fascino, di mistero […] -, e, stando a debita distanza, si inoltra dentro la faccia, dentro lo sguardo, allora vede una cosa più profonda, e guarda e vede una cosa più profonda; e guarda, guarda, e guarda, fin quando arriva là dove la faccia nasce da una fonte: springs.
vedere e seguire
270 – Vedere è seguire: nella storia del pensiero umano e dell’esperienza umana, vedere è seguire, vedere e seguire sono sinonimi.
Tu conosci il mistero come Mistero solo seguendo una presenza che ne ha la chiave, solo seguendo una presenza che rappresenta il Mistero, che è segno del Mistero, che porta nel suo grembo il Mistero.
Vedova di Naim
322 – Immaginati quando Gesù dice alla vedova di Naim: «Donna non piangere»[Lc 7,13]: pensa che razza di tenerezza e di passione aveva; nessuno dei presenti aveva mai detto alla donna così; e quando si voltò e vide che tutta le gente che lo seguiva «ed ebbe pietà di loro perché erano pecore senza pastore»[Cfr Mt 9,36 / Mc 6,34].
457 – Senza poterlo capire, la nostra ragione è costretta ad ammettere un fattore che si chiama carità.
Madre Teresa di Calcutta la si sente nella esperienza, ma non capisci come fa ad essere così, non riesci a capirlo: puoi solo ammirarla.
Perché, davanti a Madre Teresa che si comportava come si comportava con quell’uomo mirabile raccolto al bordo della strada, uno dice: «Mirabile. Mirabile!» e, di fronte a Gesù che dice: «Donna non piangere» e le dà il figlio: «Mirabilissimo»
488 – Perché «Donna non piangere!» e le restituisce il figlio? Dio glaciale, di cristallo freddo, opererebbe tranquillamente la risurrezione come opera la creazione.
Sarebbe stato più dignitoso, quasi, per Dio, anzi…senza quasi.
Dire «Donna non piangere!» è come cedere qualche cosa.
Cede, è come cedere: è un uomo, è un uomo…
Dio è un uomo, è più dell’uomo: si chiama compassione, la gratuità di Dio è piena di compassione.
Vendetta
491 – Non sarebbe giusto neanche credere nella vendetta: la vendetta, essendo il contrario del perdono, non produrrà mai nulla di buono.
“Veni Sancte Spiritus”
35 – La suprema moralità è il grido che mendica la forza dell’essere nella propria vita.
Siamo qui in centocinquanta: se uno – uno! – tra noi rendesse abituale nella sua vita il dire: «Vieni, Santo Spirito» – perché lo Spirito è l’energia con cui il Mistero della Trinità, forgia, plasma il reale oggetto della nostra coesistenza, della nostra compagnia -; se uno su centocinquanta fosse abituato a dire, non so, trecento volte al Giorno: «Vieni Spirito Santo», tra noi ci sarebbe una faccia che è diversa dalle altre.
E tutti noi saremmo costretti a frenare le pretese di una nostra presenza con tale persona, tutti saremmo costretti a dire: «Chissà cosa ha questo qui…».
Uno che per trecento volte al giorno dicesse abitualmente: «Vieni, Santo Spirito», «Vieni Dio», sarebbe l’unico uomo tra noi, l’unico uomo!
Verginità
54 – La verginità è il più grande valore cui l’uomo cristiano soltanto può capire d’essere chiamato.
100 – La verginità è questo: vedere ciò che è vero nella faccia della persona amata o nella faccia della persona estranea, nelle cose e nello scenario in cui le cose si muovono o stanno fisse fino a morire, fino a marcire.
143 – Per questo l’avvenimento supremo nella storia dell’uomo è l’avvenimento della verginità, perché è la dimostrazione più potente che Cristo è Dio.
E tutto il resto, senza questa testimonianza, sarebbe niente: «Senza di me non potete fare niente»[Gv 15,5].
164 – Tutte le volte che parliamo della soglia dell’eterno che si sperimenta in questo mondo è l’inizio dell’eterno in questo mondo.
L’amore verginale di un uomo a una donna è una soglia dell’eterno, è un aspetto dell’eterno, è un vibrare dell’eterno dentro l’esperienza di questo mondo, è già una presenza dell’eterno in questo mondo.
194 – La stupidità suprema di chi rimedita le nostre parole e i nostri input sulla verginità, è quella di immaginare che la verginità implichi la rinuncia a una realtà.
Non credo in un Cristo che mi faccia rinunciare a una realtà per andare dietro a Lui: sarà un altro modo di possedere la realtà, sarà un altro modo di possedere più profondamente e intimamente la realtà: questo sì! Ma questo implica una maturazione più difficile.
205 – Chi vive l’esperienza della verginità, paradossalmente, giunge a un punto in cui fa esperienza dell’affezione, fa esperienza affettiva, ad un livello di tensione che prima, gliela si fosse descritta, non l’avrebbe capita.
209 – La moralità nasce come simpatia prevalente, a una persona presente.
Non a delle leggi, non a una purità: a una persona presente.
E, infatti, la verginità è l’amore a una persona presente.
276 –
La gloria di Cristo è l’istante in cui un uomo capisce che tutto è fatto di Cristo; lo grida: si chiama testimonianza.
È il compito per cui uno è chiamato alla verginità, per cui tutti sono chiamati alla verginità, in modo vario, e la fine della storia sarà quanto tutto l’universo umano riconoscerà questo.
469 – Uno entra in questa strada – la verginità è il simbolo supremo di tutte le vite degli uomini – avendo riconosciuto questo come sua strada si inoltra e nel suo cuore per un certo tempo persiste la percezione del proprio sacrificio come commozione. .
Dopo tre chilometri di questa strada, questo riverbero emotivo perde i colpi, e allora questa commozione non c’è più.
In che strada sei entrata? Nella strada per cui la vita è una cosa da dare perché l’uomo sia salvo, ed è questo il modo con cui tu affermi te stesso; come Cristo , quando ha detto: «Nessuno ama gli amici come colui che dà la vita per i propri amici» (Gv 15,13)
502 – Senza sacrificio il rapporto con l’uomo – chiunque sia, anche il rapporto della madre verso il suo bambino – non è vero.
Senza sacrificio non si ama niente e nessuno, eccetto che la reattività ultimamente animalesca del proprio io.
Allora la verginità è la virtù , è l’ideale di qualunque uomo!
510ss – “Verginità” è la parola più anticonformista che ci sia, più colma di eternità che ci sia, più fatta di amore che ci sia: amore senza ritorno, gratuità, caritas, charis.
Ti ha scelto Lui per primo.
512 – Tra miliardi, tra l’infinito numero di esseri ci sei tu, così nasce la prima scelta.
Ma di che cosa ha bisogno la verginità?
Primo. La verginità ha bisogno innanzitutto che l’uomo sia quello che è stato fatto, desiderio di felicità: la prima condizione per questa strada è che tu sia sete di felicità.
La verginità ha bisogno innanzitutto che l’uomo sia desiderio di felicità, sopra ogni cosa. Sopra ogni cosa c’è Dio, c’è Cristo, c’è…desiderio di felicità.
513 – Secondo. La verginità ha bisogno che uno riconosca il destino […] presente a sé: Gesù presente nella storia.
Terzo. Che riconosca , quindi, il mistero del sacrificio come condizione e non come fine.
La strada della verginità esige che tu riconosca il destino presente a te, presente nella storia, presente nel mondo; ed esige che tu riconosca il mistero del sacrificio, che il sacrificio è necessario.
La croce, cioè il sacrificio, è condizione inevitabile. Condizione, non fine: lo scopo non è il sacrificio.
514 – Il mistero del sacrificio è condizione affinché sia libero il tuo rapporto con il mondo, non schiavo.
Senza sacrificio il rapporto avrebbe lo stesso peso che gli dai tu. Così l’oggetto ti dominerebbe.
Quarto. Il sacrificio, dunque, è perché il rapporto con il mondo sia libero e così insorga, sorgente divina nella carne dell’uomo, la suggestività più grande che esista nell’esperienza umana: la passione per il mondo.
515 – La verginità è l’estrema razionalità in atto.
La verginità è guardare ogni realtà – dalla testa di Mario alla chioma del Monte Bianco – senza rompere il nesso che questa realtà ha con la totalità del significato, col cosmo, che vuol dire l’ordine della totalità del significato.
La verginità è non rompere il nesso che ciò che abbiamo sotto gli occhi e tra le mani ha con Cristo, perché volenti o nolenti la totalità di significato si chiama Cristo.
Perciò la verginità è non rompere il nesso che la donna che hai tra le mani ha con Cristo.
Ditemi se non è lo sgorgare di una razionalità senza termine, un’onda di razionalità che invade tutto, perciò purifica tutto, rende luce a tutto, dà vero volto a ogni cosa.
523 – Intervento: «Il sacrificio che a me viene chiesto adesso, quello della verginità, è per amare, per poter amare veramente, anche le persone che hanno attraversato la mia vita e che magari non vedrò più per tutta la vita?».
Sì, ha come conseguenza l’eternità di ciò che credi di aver perso, ha come conseguenza l’eternità.
Siccome la verginità è dedizione a Cristo, in questa dedizione tu salvi l’eternità di ciò che hai amato.
La verginità non è la negazione di nulla, afferma la condizione per cui può diventare eterno ciò che ami o ciò che hai amato.
Ma non può diventare eterno ciò che hai amato se non attraverso la mediazione della sua utilità per il mondo.
Perciò è una operazione: le suore di clausura la chiamano offerta, istante per istante.
523/524 – La croce per l’Onnipotenza che muore…questo è un paradosso assoluto, assoluto.
È, infatti, l’assoluto della gratuità; non si può concepire o immaginare una gratuità così, è impossibile.
La dedizione alla verginità participa di questa purità assoluta.
Se uno dedicato alla verginità sbaglia, non sbaglia perché è dedicato alla verginità, ma sbaglia perché sospende l’attività della purezza in sé.
526 – La verginità ha come compito nel mondo di proclamare ed esemplificare la verità dell’umano: non è amore se non tende ad essere senza ritorno, è egoismo; non è amore senza ritorno se non è pronto a sacrificare la vita.
527 – Il sacrificio della verginità non è ripugnante alla natura, è ripugnante la vergogna con cui noi realizziamo i sentimenti: la sbadataggine, la dimenticanza, la smemoratezza, l’approssimazione, la dimenticanza, l’insensibilità di fronte alla generosità altrui, l’incapacità ad immaginare un amore senza ritorno.
Questo è vergogna, è contro natura, anche su tutti viviamo così, o vivremmo così se un’altra Presenza non ci prendesse la mano con forza e ci dicesse: «Coraggio, alzati, vieni qui», e ci tirasse da una certa parte.
La verginità è l’esaltazione dell’amore come creatività per l’umanità, utile all’umanità.
La non verginità è un amore fittizio, nel senso che non è creativo in modo utile all’umanità.
532 – (Nell’annuncio a Maria di P. Claudel) È bellissima l’introduzione a questo dialogo, perché Violaine è piena di amore per Pietro Crahon, ma vero, netto, nel senso che abbiamo detto oggi: verginale.
570/571 – «Ama chi dice all’altro: tu non puoi morire».
Ma non può essere un atto volontaristico tuo: è il riconoscimento di un’altra condizione, di quella per cui tu hai avuto il dono della vocazione alla verginità da quest’uomo, Cristo, come l’hai avuto.
condizioni per la verginità
512ss – Primo. La verginità ha bisogno innanzitutto che l’uomo sia quello che è stato fatto, desiderio di felicità: la prima condizione per questa strada è che tu sia sete di felicità.
La verginità ha bisogno innanzitutto che l’uomo sia desiderio di felicità, sopra ogni cosa.
Sopra ogni cosa c’è Dio, c’è Cristo, c’è…desiderio di felicità.
513 – Secondo. La verginità ha bisogno che uno riconosca il destino […] presente a sé: Gesù presente nella storia.
Terzo. Che riconosca , quindi, il mistero del sacrificio come condizione e non come fine.
La strada della verginità esige che tu riconosca il destino presente a te, presente nella storia, presente nel mondo; ed esige che tu riconosca il mistero del sacrificio, che il sacrificio è necessario.
La croce, cioè il sacrificio, è condizione inevitabile.
Condizione, non fine: lo scopo non è il sacrificio.
514 – Il mistero del sacrificio è condizione affinché sia libero il tuo rapporto con il mondo, non schiavo.
Senza sacrificio il rapporto avrebbe lo stesso peso che gli dai tu. Così l’oggetto ti dominerebbe.
Quarto. Il sacrificio, dunque, è perché il rapporto con il mondo sia libero e così insorga, sorgente divina nella carne delll’uomo, la suggestività più grande che esista nell’esperienza umana: la passione per il mondo.
515 – La verginità è l’estrema razionalità in atto.
La verginità è guardare ogni realtà – dalla testa di Mario alla chioma del Monte Bianco – senza rompere il nesso che questa realtà ha con la totalità del significato, col cosmo, che vuol dire l’ordine della totalità del significato.
La verginità è non rompere il nesso che ciò che abbiamo sotto gli occhi e tra le mani ha con Cristo, perché volenti o nolenti la totalità di significato si chiama Cristo.
Perciò la verginità è non rompere il nesso che la donna che hai tra le mani ha con Cristo.
Ditemi se non è lo sgorgare di una razionalità senza termine, un’onda di razionalità che invade tutto, perciò purifica tutto, rende luce a tutto, dà vero volto a ogni cosa.
554 – La semplicità è la condizione tremenda per aderire a vivere la vocazione alla verginità, per poter capire in che senso essa è il centuplo quaggiù.
verginità e creatività
525 – La moralità è la razionalità applicata alla dinamica delle cose.
Dal che si vede che la verginità è l’amore alla creatività.
Il paragone tra possesso verginale e possesso non verginale è il paragone tra un possesso creativo, oggettivamente utile al mondo intero, e un possesso che casualmente può essere creativo e, quando non lo è, non è per il mondo.
527 – La verginità è l’esaltazione dell’amore come creatività per l’umanità, utile all’umanità.
La non verginità è un amore fittizio, nel senso che non è creativo in modo utile all’umanità.
Può essere creativo in modo utile all’umanità considerata come bestiame: invece di mille vacche, ce ne sono mille e una.
verginità e fatica
574 – Ho detto una sola volta che la verginità si può vivere senza fatica?
Se avessi detto così, avrei parlato male della verginità, perché non c’è niente di bello e di buono al mondo che si possa ottenere senza fatica. Niente!.
Quello che si può ottenere senza fatica lo si fa con vergogna, lo si può solo fare con vergogna.
verginità e indissolubilità del matrimonio
391 – La ragionevolezza è solo questo: il particolare in funzione del tutto.
Allo stesso modo, Cristo ci invita alla povertà, cioè ci invita ad un rapporto di possesso che non si realizzi secondo quello che uno sente […] perché ogni particolare è sostenuto dall’universo intero.
Per questo quando il piacimento è serio, e uno allora fa famiglia, l’universo grida: «Per sempre! Indissolubile!».
«Ma allora se è così – grida san Pietro alle stelle, verso le stelle -, se è così, non conviene più sposarsi»
E Gesù, di rimando: «Voi non capite ancora queste cose, ma ci sono eunuchi perché ammalati dall’origine, eunuchi che si sono resi tali per piacere ai re, ed eunuchi che così vivono per il regno dei cieli», cioè per la verità della totalità.
La stessa ragione che valeva prima per la indissolubilità del matrimonio, adesso vale per la verginità: per parlare della indissolubilità del matrimonio, parla della verginità.
verginità e obbedienza/povertà
343/344 – Obbedienza, povertà e verginità: sono le tre virtù, cioè i tre modi con cui la fede, la speranza e la carità – che costituiscono la vita dell’uomo nuovo – si traducono in gesti, in progetti, in riprese, inpianto e gioia.
verginità e razionalità
515 – La verginità è l’estrema razionalità in atto.
La verginità è guardare ogni realtà – dalla testa di Mario alla chioma del Monte Bianco – senza rompere il nesso che questa realtà ha con la totalità del significato, col cosmo, che vuol dire l’ordine della totalità del significato.
La verginità è non rompere il nesso che ciò che abbiamo sotto gli occhi e tra le mani ha con Cristo, perché volenti o nolenti la totalità di significato si chiama Cristo.
Perciò la verginità è non rompere il nesso che la donna che hai tra le mani ha con Cristo.
Ditemi se non è lo sgorgare di una razionalità senza termine, un’onda di razionalità che invade tutto, perciò purifica tutto, rende luce a tutto, dà vero volto a ogni cosa.
vocazione alla verginità
18 – Come la vita, ciò di cui è fatta la vita è di un Altro, così tutta questa strada la farà un Altro, la svolgerà un Altro.
«In questo senso il gesto che compite non ha un valore ipotetico, cioè “Vediamo se…”, ma è profondamente ragionevole perché quello che capite che ci deve essere dentro è qualcosa che corrisponde profondamente all’esistenza del vostro cuore, alla sete e alla fame del vostro cuore, al destino della vita» [Si può vivere così? p. 6].
20 – «La Scuola di Comunità non c’è per chi ha la vocazione alla verginità, ma non c’è niente che prepari al cammino della vocazione alla verginità più della Scuola di Comunità» [Si può vivere così?].
23 – Noi vi diciamo: «Fà questa strada; ti accompagniamo su questa strada, ti aiutiamo su questa strada».
Questa strada non è una ricerca scientifica, non è un qualsiasi tipo di interesse, ma è l’interesse della vita; perciò è una strada di speranza, per sua natura è di speranza, della speranza per cui val la pena vivere.
25 – La vocazione è la ricerca di una risposta alle esigenze del cuore.
La vocazione alla verginità non è una cosa astratta, non è un dimenticare nulla, neanche un capello, della vita carnale; la vocazione assicura una corrispondenza alle esigenze del cuore, assicura una corrispondenza alle esigenze di questa vita: «Pur vivendo nella carne, vivo nella fede» [Gal. 2,20].
La vocazione non segue qualcosa di astratto, si strappato fuori, di teorico, di spirituale.
Non esiste uno spirituale se non dentro il carnale, come non può sussistere il carnale se non dentro lo spirituale (perché la carne non si fa da sé, ma deriva da un altro principio).
102 – Forse è utile notare l’«inconveniente» della vocazione alla verginità: mentre l’altra vocazione tutti l’abbordano con la testa nel sacco, tanto è vero che il 95% dell’altra vocazione – quella al matrimonio – si rompre dopo qualche anno o dopo un po’ di anni o più anni, nella vocazione alla verginità la serietà è impossibile evitarla, la vocazione alla verginità esige un impegno per cui le incertezze arrivano subito.
131 – La vocazione alla verginità è la chiamata al riflesso più grande, più imponente che dalla sua persona possa venire in chi lo segue.
Comunque , la fede nel mondo si diffuse e si diffonde così.
Così è presente nel mondo attraverso questo: la domanda nasce nel cuore di uno, anche se non lo dice a parole, vedendo una certa persona o certe persone o una certa comunità o un certo modo di vivere: «Come fanno ad essere così?».
136 – La vocazione alla verginità è inspiegabile anche nella sua difficoltà oltre che nel suo valore.
Oltre che nel suo valore, è misteriosa anche nella sua difficoltà, ma non c’è niente a cui l’uomo possa essere così attaccato, così affezionato come alla difficoltà di questa strada.
308 – Intervento: «C’è una cosa che mi spaventa: il fatto di pensare che bisogna essere diversi da quello che si è per fare questa strada. Volevo sapere se pensare così è perché non si accetta che il punto di vista vero su di sé sia quello di un altro».
Non devi essere diversa: devi diventare più te stessa; non devi lasciare qualcosa di te, devi diventare più te.
Intervento: «Che cosa fa avvertire questo?»
Che fondalmentalmente sei lieta.
Lieta: non sei arroccata con tutti i tuoi archibugi a difendere la tua ira, il tuo parere, il tuo pensiero. […]
La tensione all’ideale ti cambia, cioè ti fa diventare più te stessa: più te stessa nel rapporto con te, con gli altri, con gli amici e coi nemici.
Non essere più capace di odiare, è essere più te stessa, perché odiare ti disperde, ti lascia l’amaro e basta.
320 – La vocazione ha chiamato la tua vita a partecipare alla croce e alla resurrezione di Cristo.
Perché uno vive la verginità? Perché offre la sua vita a Cristo per la salvezza del mondo.
512 – Ma di cosa ha bisogno la verginità?
La verginità ha bisogno innanzitutto che l’uomo sia quello che è stato fatto, desiderio di felicità: la prima condizione per questa strada è che tu sia sete di felicità.
519 – La differenza dell’amore alla donna di uno che la sposa (nel senso solito del termine) con uno che cammina con essa nella verginità, la differenza sta nel destino che il Padre ti ha chiamato a vivere: ti ha dato questo compito o te ne dà un altro.
Ti chiede la fecondità nella verginità o ti chiede la fecondità della famiglia normale.
526 – La verginità ha come compito nel mondo di proclamare ed esemplificare la verità sull’umano: non è amore se non tende ad essere senza ritorno, è egoismo.
561 – I vostri genitori, se voi abbracciate la strada che Iddio vi dà, vi diranno dapprima che siete aridi, che schivate le responsabilità della vita, che prendete la via più comoda, che non avete bambini per cui tirarvi su dieci volte a notte per andare ad accudirli, ma da nessuno si sentiranno guardati e serviti come da voi, vostro padre e vostra madre dopo vent’anni si pentiranno, ma non avranno più rimedio, eccetto che ringraziarvi.
Verifica
181 – L’amore alla verità, anche se sembrasse farti compiere qualche momento, qualche passaggio inseguendo una immagine astratta, una fantasia, il tempo lo recupera, il tempo lo verifica («verifica»: inseguire il vero è la verifica).
Verità
75 – In qualsiasi momento del tempo, guardando il vero, tu scopri che nasce.
Soltanto che dopo tre anni nasce con una faccia più chiara.
79 – La verità ultima, il senso della vita, delle cose, è mistero.
Cosa vuol dire?
Che non si può conoscere, che non può essere conosciuto dall’uomo solo con la sua ragione.
Solo l’esistenza del Mistero è comprensibile alla ragione.
92 – Se il Mistero è la verità dell’uomo e come Mistero la verità non si può conoscere, se il Mistero coincide con quell’uomo lì, la verità è quell’uomo lì.
Quid est veritas? Vir qui adest.
Cosa è la verità (che è teorico, sarebbe un concetto teorico, la verità)?
È questo uomo presente.
93/94 – La verità, il Mistero è un uomo tra noi: seguiamolo, e quanto più lo si segue, tanto più conosceremo la verità, e la verità ci renderà liberi.
142/143 – E quando uno è la verità, in tutto quel che dice, l’accento della verità è assolutamente vincente.
155 – La verità non è la forma e l’aspetto con cui gli occhi sorprendono la cosa, ma è ciò che sta così dietro l’aspetto che ne è come la sorgente.
La bugia più malinconica, più triste, con le conseguenze umane più sottilmente amare, è l’amore dell’uomo alla donna senza che esso implichi questo affondarsi del Mistero, senza Cristo.
352 – Aiutiamoci a chiarire quello che in qualche modo è già compreso, o presentito, intuito, perché anche la verità è come un bel panorama che si vede da un’altra montagna: ci si approssima; camminando più o meno adagio, più o meno faticosamente, ma ci si approssima.
472 – L’oggetto proprio della ragione si chiama verità; la verità è la realtà dell’essere in quanto esiste secondo una varietà che non «contraddice», ma «profetizza» l’immensità del Mistero infinito.
547 – Io vi ho detto – rieccheggiando una risposta di Gesù – che per comprendere il vero, per arrivare alla verità, il problema non è avere una ragione capace di svolgere in logica intuizioni nervosamente evidenti che si sono avute in principio; starei per dire che per Gesù non c’entra la ragione nell’accostare e capire che cosa è la verità.
Cosa c’entra?
L’atteggiamento dell’animo: «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio»[Mt 5, 8]. Dio è la verità ultima, è la verità.
È un problema di atteggiamento: «Beati i poveri di spirito», cioè beati coloro che di fronte alla proposta non hanno nulla da difendere, nessun preconcetto, ma devono guardare in faccia alla proposta.
Se tu non sei semplice e povera di spirito, se non vuoi la verità più che te stessa, se non vuoi la verità più di quanto ti pare e piace, allora introduci qualcosa di estraneo che devi difendere e che altera lo sguardo alla cosa in discussione.
554 – «La verità è l’esperienza di una corrispondenza tra una proposta e l’esigenza del cuore» [San Tommaso d’Aquino, Summa, I, q. XVI, artt. 1 e 2].
amore alla verità
177 – Newman, come emerge dall’Apologia pro vita sua, cercava la verità sopra ogni cosa e, avendo abbordato i documenti cristiani dei primi secoli per dimostrare che la Chiesa cattolica li aveva alterati – mentre la Chiesa inglese no -, ha trovato che la Chiesa cattolica li aveva rispettati e quella inglese li aveva alterati: è l’amore alla verità.
Il paragone tra quello che vuoi dire tu e quello che ha detto lui è che lì c’è l’amore alla verità, qui il senso vero del vangelo.
181 – L’amore alla verità, anche se sembrasse farti compiere qualche momento, qualche passaggio iinseguendo una immagine astratta, una fantasia, il tempo lo recupera, il tempo lo verifica (verifica: inseguire il vero è la verifica).
verità e canto
351 – Facciamo un canto, perché non si possono pensare le cose vere se non in una aura di canto.
Se non si canta, se il cuore non canta, la cosa non è vera (per questo dicevo «aura di canto»)
presentimento della verità
544 – Il problema non è rispondere a tutte le domande in modo esauriente o in modo tale che tu capisca tutto quello che nella risposta pre-senti.
È il presentimento del vero di cui parla la fine del libretto Decisione per l’esistenza.
Che cosa è il presentimento del vero? Il cuore: il cuore dell’uomo è presentimento del vero; la mano è un aggeggio per dare pugni o per brandire, il cuore è il presentimento del vero.
Non è l’emozione di una carezza, ma è il presentimento del vero; è una emozione per una carezza, tanto più grande – diventa il centuplo quaggiù – se è presentimento del vero, altrimenti la carezza è il tentativo di infliggerti una ferita, un coltello che ti apre la guancia.
548/549 – «La via del Signore è semplice come quella di Giovanni e Andrea, di Filippo, di Simone, che hanno incominciato ad andare dietro a Cristo: per curiosità e desiderio. Non c’è altra strada, al fondo, oltre questa curiosità desiderosa destata dal presentimento del vero».
«Curiosità, desiderosa destata dal presentimento del vero»: il presentimento del vero, così come l’uomo è stato fatto dal Mistero, si chiama cuore, questo palpito che tende l’orecchio a dire: «Qualcuno ha bussato alla porta».
“Vieni Signore Gesù“
500 – Ciò che corrisponde di più alla gioia che un uomo ha di sentirsi camminare verso il destino con la sua donna, è un’altra cosa, è il «Vieni, Signore Gesù»: vieni, Signore, sul nostro cammino; dà consistenza al nostro rapporto, che sia vero!
Virtù
(Cfr. anche: habitus)
233 – «L’atteggiamento giusto verso l’oggetto conosciuto, l’afffezione giusta che nasce da un oggetto conosciuto si chiama virtù. Essere abituati prima di dire l’Ora Media ad individuare una strofetta piena di verità e di senso, “essere-abituati-a” si chiama virtù, ad esempio ad avere la virtù della pietà» [Si può vivere così? p. 111]).
Lo stupore di fronte a una realtà bella della vita o della natura lascia nel cuore un gratitudine che è la virtù che inizia il cammino di tutte le altre virtù: la gratitudine è l’inizio di tutte le altre virtù.
245 – La virtù, cioè il comportamento giusto, l’adesione permanente, la fedeltà propria dell’obbedienza, altro non è che la virtù dell’amicizia.
395 – Quello che nel bambino è forza della natura, cioè del Creatore, perché è la modalità con cui il Creatore crea ciò che direttamente fa, deve diventare nostro metodo, nostra virtù: e questo si chiama povertà (virtù vuol dire habitus, condizione abituale).
virtù teologali
74 – Tre punti fondamentali non ho da sceglierli io: tutta la storia della Chiesa li ha detti: li chiama virtù teologali, cioè il luogo dell’intelligenza e del coraggio di dedizione, dell’intelligenza e dell’amore a Cristo su cui tutto può fiorire, su cui tutto è destinato a fiorire.
Teologali, perché sono le tre parole che indicano i legami più immediati e più tenaci che ci legano a Cristo.
Perciò parleremo della fede, della speranza e della carità.
Capire bene cosa vogliono dire queste tre parole […] significa creare già l’impalcatura che tutta la vita riempirà, tutta la vita renderà luminosa e attraente.
Viso
50 – L’evidenza porta in sé le sue ragioni, un viso porta in sé la sua bellezza o la sua bruttezza.
463 – Come si fa ad aver un istante di sussulto per un viso, se non si trattiene per sempre? Sarebbe una cosa triste, non accettabile.
Invece che affermare l’Essere come è, invece che la gratitudine al Mistero che fa le cose per aver creato un viso così, di avermelo fatto vedere, invece che questa gratitudine, una ripugnante reazione, una effimera, superficiale e inutile reazione; e poi finire nel dimenticare.
481 – Ecco perché l’esperienza che un bel viso ti desta, «di sovrumani fati […] e d’aurei mondi» – come diceva Leopardi – è segno.
Ma perché un viso sia segno «di sovrumani fati e d’aurei mondi», bisogna che ti strappi a qualche cosa d’altro, cioè a qualcosa di inerente all’esperienza che ne fai: devi trasformare l’esperienza.
Vita/vivere
17 – «La vita non è proprio una cosa nostra. No, è sbagliato, non scrivete! La vita è una cosa nostra, ma la sua consistenza, il suo svolgimento, non è nostro. La vita è tua, ma ciò di cui è fatta non è tuo» [Si può vivere così?]
29 – Quali erano i sentimenti predominanti nello stato d’animo di un ebreo devoto?
Prima di tutto che la vita è una promessa, la realtà appare promettente: tanto è vero che incuriosisce e il primo impeto non è quello di suicidarsi, ma quello di vivere; tanto è vero che un altro atteggiamento nasce da una complicazione.
70 – La dinamica più copiosa, sorpresa nella vita, è la dinamica del lasciare.
Ma non è la dinamica più illuminante della vita: la dinamica più illuminante della vita è l’arrivare, lasciare per arrivare.
136 – Cercare di rendersi conto di quello che ci è successo è degno pensiero per tutta la vita: «Mi fu detto: tutto deve essere accolto senza parole e trattenuto nel silenzio. Allora mi accorsi che forse tutta la mia esistenza sarebbe trascorsa nel rendermi conto di ciò che mi era accaduto. E il tuo ricordo mi riempie di silenzio accaduto» (Laurentius eremita).
Ti dico che non c’è niente nella tua vita così come è, chiunque tu sia, non c’è niente che ti interesserebbe per tutta la vita più che renderti conto di ciò che ti è accaduto.
161 – «Abbi pietà di me, fammi diventare come te».
E tutta la vita ci è data per domandare questo: è una cosa bellissima.
203 – La vita è una domanda che Dio pone a noi, tanto è vero che io dico sempre che la prima risposta a Dio è una domanda nostra a Dio, perché da soli saremmo incapaci.
237 – Corpi e anime di van derMeersch: il libro, che racconta cose orribili, termina con questa frase – perché non c’è alternativa nella vita -: o amare sé stessi fino al disprezzo della vita, o amare Dio più di se stessi.
321 – Se Dio è venuto per convogliare tutto al bene, non può essere la tristezza a definire il valore della vita: è una condizione della vita, non la definizione.
La definizione della vita è destino di felicità eterna, è la gloria di Cristo.
367 – Quello che mi sembra entrare per i muscoli e per le ossa nostre come brivido è che bisogna proprio cambiare vita: c’è un altro modo di vivere, di bere, di mangiare, di guardare l’uomo, di guardare la donna; c’è un altro modo!
Dove il passato può essere preso in braccio come un uomo prende il suo bambino piccolo, dove il presente è lieto anche di fronte a una bara, e dove il futuro così gremito di oscurità diventa certo.
454 – Il concetto di «Non basta» è dunque la premessa che rende possibile la vita, lo scopo positivo della vita, la grandezza della vita, la nobiltà della vita: di una vita dove tutte le cose che ci sono, più le conti e meno bastano.
473 – Nell’uomo c’è dentro una natura, i fattori originali: l’intelligenza, l’affezione, la libertà, la volontà.
Questi sono usati per vivere.
Vivere vuol dire entrare in contatto con la realtà: provoca la tua intelligenza, la tua sensibilità, la tua affettività, la tua volontà, la tua libertà, la tua coerenza, provoca tutto questo.
Moralità è affrontare la realtà secondo la dinamica cui ti sollecita il gesto che ti crea e che si vede a occhio nudo nei bambini: lì non c’è opposizione, non c’è tergiversazione.
legge della dinamica della vita
301 – voglio semplicemente dire che la dinamica è uguale nella speranza e nell’amore: è il Tu che domina la vita, come nella fede.
La vita dell’uomo è dominata da un Altro; non dominata nel senso schiavistico o padronale del termine, ma nel senso amoroso del termine.
«Di tutto io sono capace in Colui nel quale è la mia forza» diceva san Paolo [Cfr. Fil. 4,3]
riuscita/scopo/senso della vita
22 – Questo capitolo potrebbe intitolarsi: «La necessaria approssimazione nell’affrontare la strada della ragione».
Necessaria approssimazione, perché prima di fare una strada tu presènti qualche cosa che te la fa guardare, capisci che quella strada c’entra col destino della tua vita e con destino della vita del mondo: questo lo senti e non c’è nessun altro discorso in cui lo senti: nessuno.
Allora ti ci metti.
243/244 – Intervento: «Che cosa vuol dire “consapevolezza della riuscita della vita“»
Quanto più le risposte c’entrano con la riuscita della vita, tanto più c’entrano non con dei particolari della vita, ma innanzitutto con quelle domande che sono i criteri del cuore.
La riuscita della vita non è se tu fai la bella «messa a moda» dei capelli, ma la riuscita della vita è se tu risolvi la domanda della felicità, della bellezza, della bontà.
Mi spiego? Il problema che noi trattiamo è del senso della vita.
Dunque, quanto più un problema è particolare, tanto più è secondario, tanto più la spiegazione è contingente.
Contingente, vale a dire può dipendere da quelle circostanze che potrebbero essere immediatamente variabili.
Ma non è variabile quello che il tuo cuore e il tuo destino sono.
Noi siamo chiamati a dirigerti a questo.
256 – Ci impegnamo a chiedere al Signore in questa Santa Messa che non ci faccia nullatenenti: nullatenente vuol dire gente che non ha niente, perché l’unica cosa che l’uomo possiede è il senso della vita.
Per questo il problema della vocazione è importante anche se uno dovesse giungere a conclusioni disperate.
274 – Qual’è, in una sola parola, il senso della vita e del mondo secondo questo uomo e, quindi, secondo tutto il messaggio che la compagnia creata da Lui è andata riflettendo e propagando di secolo in secolo e di terra in terra, man mano che diventava grande, man mano che diventava Chiesa? Qual’è il senso della vita? La felicità, la bellezza, la verità…
Ma la vita è inserita nella storia: qual’è il senso della storia? Perché non si può più dire: la felicità, la verità, ma: la verità, la bellezza, la felicità di tutti, di tutti gli uomini.
«Oddio, ma è un altro mondo.» Esattamente!
425 – La riuscita della vita non è la gloria dell’uomo; la riuscita della vita è la gloria di Cristo.
La gloria di Cristo verso di me peccatore è la misericordia che ha.
Perciò io verso di me divento misericorde, per gratitudine a Cristo; nel diventare seguace di Cristo, per ringraziare Cristo, divento buono con me stesso e non mi accuso mai più; non mi accuso mai più di quel che ho fatto, perché ho appena il tempo sufficiente per affermare con impeto quello che devo fare.
509 – Accettare le condizioni del Mistero è amare il Mistero, e nella vita non c’è nessun altro scopo più valido di questo.
540 – L’importante: forse che lo scopo della vita è vivere? Non vivere, ma morire e dare in letizia ciò che abbiamo.
serietà della vita
102 – Il problema è se la vita è una cosa seria o no.
Se è una cosa seria, c’è la verità e c’è l’amore; se non è una cosa seria non c’è né verità né amore, ma bugia e tradimento, sfruttamento, che è lo stesso.
254 – Forse potremmo essere più semplici dicendo se la vita è una cosa seria o no.
Chi sta bene può benissimo dire che la vita è un gioco o una cosa poco seria – chi sta bene! -.
Se gli viene una osteoporosi alla gamba o alla schiena, che non sa più come mettersi, la vita probabilmente diventa una cosa seria.
E se è il fratellino a cui voleva bene ad ammalarsi così, è lo stesso.
Invece, se al fratellino uno vuole bene ma non ci bada mai, allora, anche se gli capita una cosa brutta, può continuare a dire che la vita non è una cosa seria.
261 – Io, dopo quarant’anni, non sono neanche un pò disunito dal mio amico Pigi che è in Brasile e da coloro che, ormai diventati genitori, mi presentano i loro bambini: tra me e loro c’è qualcosa di troppo serio, e il troppo serio, nella vita, non è la vita, ma è il Mistero che si dimostra nella vita, che si contesta delle circostanze della vita.
350 – Perciò, secondo proposito: stare attenti a tutto quello che la compagnia vocazionale ci dice: «Di’ l’ora nona».
Ma si può dire l’Ora Nona, anche solo con un brandello di coscienza, senza ricordarsi questo, che è la serietà del vivere!
Non mi direte che la serietà del vivere è essere al Parlamento italiano, o anche inglese, o anche americano: sono giochi terribili di gente che vuole possedere e basta!
tristezza della vita
499/500 – È in tale tristezza che di fronte alla presenza incompiuta che si sprigiona la domanda, l’ultima della Bibbia: “Vieni Signore Gesù“.
«La vita è triste, ma è meglio che sia triste, perché se non fosse triste sarebbe disperata».
Che cosa vuol dire: la vita è piena di sacrificio, ma è meglio che sia piena di sacrificio, perché altrimenti non sarebbe vera.
Vita eterna
151 – «Chi mi segue avrà la vita eterna e il centuplo quaggiù»(Mt 19,29).
Noi ci accorgiamo che c’è la vita eterna per il centuplo quaggiù: che Gesù Cristo sia vero è dato dal fatto che seguirlo dà cento volte più gusto a vivere la vita.
Vocazione
(Cfr. anche: chiamata, scelta)
25 – La vocazione è la ricerca di una risposta alle esigenze del cuore.
La vocazione alla verginità non è una cosa astratta […]; la vocazione assicura una corrispondenza alle esigenze del cuore, assicura una corrispondenza alle esigenze di questa vita: «Pur vivendo nella carne, vivo nella fede» [Cfr. Gal 2,20].
Pur vivendo nella carne: non lascio via nessun pezzetto, anzi, quello che gli altri trascurano, perché non lo vedrebbero, io lo vedo.
È importante questo finale, perché sottolinea il fatto che la vocazione non segue qualcosa di astratto, di strappato fuori, di teorico, di spirituale.
Non esiste uno spirito se non dentro il carnale, come non può sussistere il carnale se non dentro lo spirituale (perché la carne non si fa da sé, perciò deriva da un altro principio).
66 – La vocazione è stabilità da un Altro, non è scelta da noi.
73 – Essendo la vocazione la chiamata che Dio fa alla amicizia suprema con sé, essendo la vocazione la chiamata alla amicizia suprema con il mistero di Dio che è Gesù, quest’anno dobbiamo renderci conto dei fattori fondamentali, delle premesse inevitabili che permettono questo lavoro.
130/131 – Siccome la fede cristiana si è diffusa nel mondo e nella storia attraverso la testimonianza di chi crede, sempre essa sarà generata dal fatto che davanti a te uno si domandi: «Come fa ad essere così?».
Non con l’impressione formidabile che destava Gesù, ma come un riflesso di quella.
La vocazione qualifica la grandezza di questo riflesso; la vocazione alla verginità è la chiamata al riflesso più grande, più imponente che dalla sua persona possa venire in chi lo segue.
136 – La vocazione alla verginità è inspiegabile anche nella sua difficoltà oltre che nel suo valore.
Oltre che nel suo valore, è misteriosa anche nella sua difficoltà, ma non c’è niente a cui l’uomo possa essere così attaccato, così affezionato come alla difficoltà di questa strada.
196 – «Come il marito di quella donna: se lo attirava di più la segretaria, perché non doveva andare con la segretaria? Perché nel disegno della vita, il mistero di Dio gli ha chiesto questo compito, gli ha dato questa vocazione, anche se gli ha fatto incontrare l’altra donna. Qual’è la legge fondamentale? La legge fondamentale è che tenda all’infinito: tendere al suo destino» [Si può vivere così? p.71].
253 – Per la vocazione c’è un grande inconveniente: per la vocazione occorre essere uomini diversi dagli altri, cioè più uomini, più umani degli altri.
Però nessuno ci tiene ad essere più uomini degli altri.
Non ci pensa: anche se si va in chiesa, non ci si pensa.
463/464 – Se la vita di vocazione non è il rapporto con il Mistero e con quella Presenza reale – hic et nunc – di questo Dio nato come uomo dalle viscere di una donna; se questo non è vissuto come invasione capovolgitrice, come una sommossa che cambi i piani delle cose, come metànoia (cambiamento di mentalità); se quello che diciamo del nostro rapporto con Cristo non c’entra con la vita di ogni giorno; se non c’entra con questo e non cambia questo, che cosa testimoniamo?
Testimoniamo un fantasma? Ma Cristo è talmente «fantasma» che dopo duemila anni, anche nel cuore dell’Argentina, cambia uno e fa vedere a uno un altro che cambia: cambia.
È se cambia.
491 – Chi ha una vocazione come la nostra, che è inconcepibile, è destinato ad essere nella umanità il trovatore dell’unità.
510 – Nell’atteggiarsi del Mistero che fa tutte le cose, che fa le stelle e fa le vostre facce, c’è un assetto che assume verso di voi e che non assume verso la stragrande maggioranza degli uomini; c’è un assetto particolare che per voi ha messo in rilievo: a destra o a sinistra, sfiorandovi il vestito o toccandovi i capelli.
530ss – L’Annunzio a Maria (di Paul Claudel): ne parlo esclusivamente dal punto di vista della originalità, o meglio della misteriosità della vocazione, della misteriosità con cui la vocazione prende corpo.
532- Pietro di Craon, intenso, passionale come era geniale, è così ed ha la vocazione; Violaine, fidanzata a Giacomo Hury, attende il suo giorno, tutta lieta e felice.
533 - (Pietro di Craon dopo aver tentato Violaine): «...l'uomo che ha dato la preferenza a Dio nel suo cuore, vede, nell'ora della morte, il suo Angelo custode» [Ma capite dove sta l'origine della vocazione? Nell'errore fatto. L'errore fatto gli diventa inizio della sua vocazione].
Pietro di Craon: «Non alla pietra tocca fissare il suo posto, ma al Maestro dell'Opera che l'ha scelta».
Violaine: « Lodato sia dunque Iddio che mi ha segnato subito il mio, e io non ho da cercarlo. Altro posto non chiedo a Lui. Sono Violaine, ho diciotto anni, mio padre si chiama Anna Vercors, e mia madre Elisabetta. Mia sorella si chiama mara, il mio fidanzato Giacomo. Questo è tutto, ecco: non c'è altro da conoscere».
540 – Perché tormentarsi quando è così semplice obbedire? La vocazione è un obbedire.
Tutte le previsioni sono squassate.
Per questo diciamo sempre che la vocazione la costruisce Dio, non la scegliamo noi.
554 – In che senso avere la vocazione dà il centuplo quaggiù?
San Marco lo dice: «Se abbandonate vostra madre, avrete cento madri, e se abbandonate il padre, avrete cento padri; se abbandonate le vostre sorelle, avrete cento sorelle» (Mc 10, 29-30).
572 – Cristo si impara ad amare perché Lui ti si rivela.
Mi spiace, voi che siete qui siete stati oggetto dell’iniziativa di un Altro.
574 – Intervento: «Lei ha detto che l’obiezione è quella che contesta la natura della vocazione. Che cosa vuol dire contestare la natura della vocazione?»
vocazione e speranza
355/356 – «Dalla libertà dalle cose, che la povertà porta con sé, nasce un sentimento che nessun altro ha se non chi è povero, cioè chi non fissa in determinate cose da lui scelte la speranza della sua vita. Uno può fissare la speranza della sua vita in una determinata cosa che Dio gli dà; se uno entra nel Gruppo Adulto deve sperare la felicità della sua vita dal Gruppo Adulto, in quanto Dio gli ha dato questa vocazione e nella misura in cui è alla mercè della modalità che Dio usa e con cui usa le cose» [Si può vivere così? p. 216/217].
scopo della vocazione
255 – Pensate che essere stati scelti per una vocazione vuol dire essere stati bloccati e investiti dalla preoccupazione per il significato del vivere, da un amore alla vita.
E infatti, la vocazione che scopo ha? Quello di interessarsi di tutti, specialmente di quelli che guardano la vita senza senso: che tutti sentano la vita come una cosa utile.
538 - Anna Vercors (tornato a casa): «È morta, sì. Anche la mia donna è morta, mia figlia è morta, e la santa Pulzella è stata bruciata e dispersa al vento: non una delle sue ossa rimane sulla terra. Ma il Re e il Pontefice sono stati resi alla Francia e all'Universo [questo è il significato della vocazione, partecipare al sacrificio di Cristo per il bene del mondo e della Chiesa]. Lo Scisma è finito, di nuovo sopra tutti gli uomini si alza il Trono» (L'Annunzio a Maria di P.Claudel].
Voler bene
132 – Perché è Dio può dare la sua carne e il suo sangue da mangiare e da bere; ma può avere il pensiero di dare la sua carne e il suo sangue perché è uomo.
E ognuno di noi ha già sperimentato nel suo piccolo che quando si vuol bene tanto a una persona si direbbe: «Darei la pelle per te». Avete mai avuto la voglia di «dar la pelle per»?
Abbiatela in fretta!
Una madre per il suo bambino darebbe la pelle, un uomo per la sua donna darebbe la pelle (in qualche momento).
Ma per dare la pelle occorrerebbe una potenza infinita, un potere infinito: perché l’uomo non può dare la sua pelle per salvarti, occorre che sia Dio.
309 – Se tu vuoi bene a una persona, vorresti imporgli il messaggio che ci persuade.
Se una persona ti vuol bene – a parte che è così difficile trovare una persona che ti voglia bene, che voglia il bene tuo, voglia il bene tuo con commozione -, se c’è uno che ti vuol bene, che ha saputo queste cose per le quali l’incontro non è stato vano, è stato reale, non può guardarti e stringerti la mano senza dolorosamente pensare alla fatica che devi fare, e alla necessità che tu compi questa fatica per arrivarci; non per arrivarci – non ci arrivi tu -, per lasciarti arrivare.
Perciò chi ti vuol bene dimostra che è una presenza che ti fa arrivare.
Anche lui, anche chi ti vuol bene è segno di quella presenza, e non c’è amicizia più acuta, più intensa, più bella.
381 – Quando un uomo vuol bene a una donna, quando una madre vuole bene al figlio, prima di tutto lo afferma: è piena, è pieno l’uomo dell’esistenza dell’altra, è piena una madre dell’esistenza del figlio.
Se non si ritira di fronte alla donna che ammira, l’uomo la perde; se pretende di definirla l’ha persa, la rovina, rovinando se stesso.
400 – Se tu vuoi bene a una persona, la prima cosa che vuoi è che ci arrivi.
454 – Se una ragazza vuole bene a un uomo e lo guarda senza la percezione di questo ultimo, non lo guarda, e presto o tardi viene fuori la conseguenza, cioè è più breve la sua sopportazione, è più incerta la sua adesione, è più autonoma nel suo muoversi: è più brutto!
Volto
60 – Il volto dell’amico ha una profondità, ha una vivezza, ha prospettiva centomila volte di più che neanche la stampa della sua immagine su una fotografia.
137 – «Nessun uomo ha mai visto il Suo volto». Questo volto non è il volto di uno o di una.
Il volto umano attraesse con una intensità inaudita, la nostra ingordigia sarebbe sempre ingordigia e non sarebbe felicità, perché la felicità è il riflesso in noi, è il ridivenire in noi dello splendore del vero.
138 -«Nessun uomo ha mai visto il Suo volto.»
Nessun uomo ha mai potuto decifrare ciò di cui il suo cuore ha bisogno, ciò a cui il suo cuore è destinato, la felicità per cui è fatto.
Gli unici al mondo che parlano di felicità seriamente siamo noi, in quanto credenti cristiani.
«Nessun uomo ha mai visto il Suo volto» e «solo tu puoi svelarci il mistero»: fra tutti gli uomini solo tu, tra tutti gli uomini solo questo uomo.
140 – Io non lo so come – e neanche tu lo sai: «Nessun uomo ha mai visto il Suo volto» -, io non so come mai il tuo volto , o Cristo, coincide con il volto che io amo, con il volto del mio amico, con il volto del mio compagno; ed è capace, questa Tua faccia, di rendere presente, […] in questo momento presente, tutti coloro che sono stati e tutti coloro che saranno: tutta la storia e tutto il mondo.
298 – Cosa vuol dire che il Mistero coincide con il segno? Vuol dire che tu guardi una faccia per quello che veramente essa è nella misura in cui essa ti richiama alla sua essenza, alla sua natura: luogo dove diventa presente l’Eterno, il mistero.
E quindi, se il Mistero è presente dentro la faccia, è anche presente – più presente! – dietro la faccia, come fuga all’infinito (non fuga nel senso che scappa! Fuga nel senso che trascina e svolge).
381 – Una persona che guarda un’altra senza percepire il Mistero che sta dietro il volto, sarebbe un ricco che pretende avere, pretenderebbe avere.
volto del mistero/Dio
30 – L’origine della realtà è buona, «il volto buono del Mistero».
È molto concreta la figura del rapporto tra Dio e l’uomo così come la concepisce la Bibbia, così come l’ha rivelata Dio stesso: una tensione, una promessa che costituisce la nostra carne, le nostre ossa, il nostro cuore e la risposta è l’ultima parola dell’Essere; l’ultimo volto della realtà è la risposta a una promessa, Dio è la risposta a una promessa.
100 – Ora, se è diventato corpo e sangue tra di noi, siamo stati chiamati a vedere il suo volto.
E dove lo vedremo, il suo volto? In quale contesto? Identificato con che cosa? Di che cosa sarà fatto il suo volto?
Delle persone che mette con noi, del contesto di vita che ci chiama a vivere, del lavoro che ci fa compiere, della natura di cui ci circonda, della creatività dell’uomo.
Il suo volto è fatto di questo, il suo volto lo vediamo in tutto questo.
La verginità è questo: vedere ciò che è vero nella faccia della persona amata o nella faccia della persona estranea, nelle cose nello scenario in cui le cose si muovono o stanno fisse fino a morire, fino a marcire.
137 – «Nessun uomo ha mai visto il Suo volto». Questo volto non è il volto di uno o di una.
Il volto umano attraesse con una intensità inaudita, la nostra ingordigia sarebbe sempre ingordigia e non sarebbe felicità, perché la felicità è il riflesso in noi, è il ridivenire in noi dello splendore del vero.
138 – «Nessun uomo ha mai visto il Suo volto.»
Nessun uomo ha mai potuto decifrare ciò di cui il suo cuore ha bisogno, ciò a cui il suo cuore è destinato, la felicità per cui è fatto.
Gli unici al mondo che parlano di felicità seriamente siamo noi, in quanto credenti cristiani.
«Nessun uomo ha mai visto il Suo volto» e «solo tu puoi svelarci il mistero»: fra tutti gli uomini solo tu, tra tutti gli uomini solo questo uomo.
140 – Io non lo so come – e neanche tu lo sai: «Nessun uomo ha mai visto il Suo volto» -, io non so come mai il tuo volto , o Cristo, coincide con il volto che io amo, con il volto del mio amico, con il volto del mio compagno; ed è capace, questa Tua faccia, di rendere presente, […] in questo momento presente, tutti coloro che sono stati e tutti coloro che saranno: tutta la storia e tutto il mondo.
Indice alfabetico dei temi
A – B – C – D – E – F – G/H – I – L – M – N – O – P – R – S – T – U – V
I Temi di alcuni libri di don Giussani
- TEMI – Il senso religioso
- TEMI – All’origine della pretesa cristiana
- TEMI – Perché la Chiesa
- TEMI – Il rischio educativo
- TEMI – Generare tracce nella storia del mondo
- TEMI di Si può vivere così?
- TEMI di Si può (veramente) vivere così?
Temi degli ESERCIZI – Collana “Cristianesimo alla prova”
- TEMI – Un strana compagnia (82-83-84)
- TEMI – La convenienza umana della fede (85-86-87)
- TEMI – La verità nasce dalla carne (88-89-90)
- TEMI – Un avvenimento nella vita dell’uomo (91-92-93)
- TEMI – Attraverso la compagnia dei credenti (94-95-96)
- TEMI – Dare la vita per l’opera di un Altro (97-98-99)
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