Temi di «Una strana compagnia»(82-83-84) – 1a parte

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ACDF GI LMOPRSTUV


Lettera «D»


Decisione

292 -Questa, diceva un grande pensatore, è “la” decisione di tutta la vita di tutti gli uomini, “la” grande decisione della storia: riconoscerLo presente o no.

Desiderio

13-15 – Il desiderio di questa via, la serietà di fronte alla vita come cammino al destino segnato, la responsabilità di fronte al senso del tempo, il desiderio della vita è ciò che determina, quando ci alziamo al mattino, magari sovvertendo tutti i dati istintivi, il nostro stato d’animo. Il desiderio della via.

Questa è la povertà dello spirito: perché la volontà della via, il desiderio della via, è riconoscere che tutto è in funzione di un Altro, è per un altro, è a un altro, afferma un Altro.

La serietà, la responsabilità, il desiderio, l’amore alla via: questa è la tensione della giornata, la consistenza di ogni giorno.

14 – La verità su di noi è, di fronte a quel desiderio, il timore, il tremore, il terrore dell’evidenza della nostra debolezza, l’evidenza della nostra incapacità.

15 -La promessa fatta ai padri, la promessa che è nella struttura stessa dell’uomo, resa acutamente intelligente dall’incontro cristiano, ma pur iscritta già nella struttura stessa dell’uomo: la sete, il desiderio della strada e che essa conduca alla fine.

51-52 – «Mostraci la via. Come facciamo a sapere la via?»

Gv 14,5

Sono la verità e la sincerità di questo desiderio che costituiscono l’essenza del cuore umano (il senso religioso).

Le persone nuove è come se portassero quello che certamente noi abbiamo avuto in principio, cioè il desiderio della via, più forte che non l’attaccamento alle ottime cose che prendono spunto in noi dalla via.

52 – Quello che manca è, diciamo pure, la moralità, la moralità come semplice e reale desiderio del cammino, della strada.

58-59 – L’impaccio quando ci si trova per parlare può essere l’indice di qualcosa che manchi ancora alla propria umanità, vale a dire la sincerità del desiderio della strada e la certezza ben consapevole che Cristo è risorto, perciò il nostro problema è risorto, che la nostra strada è compiuta e deve solo manifestarsi.

Perciò è un invito buono, dovete guardarlo non come obiezione, questo impaccio, ma come un invito a una verità maggiore della vostra personale anima con Cristo, essendo il rapporto tra voi fatto di due cose: primo, il desiderio della strada, il desiderio del cammino, del senso della vita; secondo, la certezza della fede.

92 – (lettera) «[…] Carissimo don Giussani, siamo un gruppo di insegnanti che in questo anno ha cercato di vivere un’esperienza di Fraternità. Ciò che inizialmente ci aveva spinti a metterci insieme era stato il desiderio di rendere accessibile ai ragazzi cui insegnavamo l’esperienza del movimento, ma poi ci siamo accorti che questo non bastava, o meglio, implicava di più: la totalità della nostra persona nella compagnia tra di noi. Infatti il desiderio di verità di noi stessi cominciava a definire la nostra vita, fino a far sì che il movimento come tale fosse l’unico orizzonte educativo nostro e della gente che incontravamo»

94 – Non abbiate paura: quello che occorre è veramente il desiderio di impegno della nostra vita con l’esperienza che abbiamo conosciuto (non con l’organizzazione del movimento, ma con l’esperienza che abbiamo conosciuto), e basta.

Perciò quello che ci occorre è il desiderio reale, di fronte al Signore, di impegno con Lui, secondo la grazia che ci è stata fatta, secondo la grazia dell’esperienza che ci è stato dato di toccare.

175 – Intervento: «Nel gruppo di persone che lavora con me, iscritte alla Fraternità, c’è il desiderio di essere presenti nella situazione. Ci stiamo dando un aiuto ad affrontare la realtà del lavoro; alcuni di noi stanno rischiando in proprio con delle aziende […]».

Non si può mettersi insieme per cercare di vivere più profondamente la fede senza che un impeto missionario nasca.

L’impeto missionario non è nient’altro che la volontà che si manifesti nelle proprie azioni il regno di Dio, cioè un anticipo della fine, non è nient’altro che il desiderio che venga il Suo regno, cioè che venga la fine del mondo. È il desiderio che i primi cristiani gridavano con ll loro invocazione: «Vieni, Signore!», è il desiderio che Cristo si manifesti.

181-182 – Anche io vi giuro che non mi sento degno di essere qui a questo tavolo, mala grandezza dell’uomo, la ricchezza nostra è nel desiderio vero del Signore e basta. E il desiderio diventa domanda.

Come il Papa ha detto: la «domanda della presenza di Cristo dentro ogni situazione e occasione della vita».

La nostra forza è la forza del povero. E la forza del povero che non ha niente è quella di stendere la mano, è quella di chiedere la fede, è quella di amare ciò che nella vita si sente così tradito anche da noi stessi.

184 – Che cosa fa diventare più maturo? Non la bravura, la capacità, l’affettività, non l’aiutarsi a vicenda, non la prontezza, non telefonarsi, non l’abbracciarsi.
No! Ma il desiderio e la domanda della fede in Cristo, di capire e vivere la fede in Cristo. È questo che ci manca!

282 -La sincerità è il desiderio di una disponibilità a dio della nostra vita: qui sta la radice della gioia, della letizia, anche in mezzo alle circostanze più avverse.

285 – C’è una ultima ignoranza su cui il Signore può costruire in noi; c’è, in tutti noi, un filo almeno di desiderio, di buona volontà, una presenza di volontà di disponibilità.

Dipendenza

108 – Ma che una regola per i laici nel mondo, come è la Fraternità, applica valori ascetici del convento alla nostra vita, perché la dipendenza da una persona, anche se è una rogna, può essere un approfondimento del sentimento più grande dell’uomo, che è la dipendenza da Dio, cioè può educare alla coscienza del proprio essere come dipendenza.

161 – «Come la regola, proprio le indicazioni della preghiera, della dipendenza, della povertà aiutano a vivere, a scoprire e a vivere la memoria di questa grazia e ad abbandonarci a questa grazia?»

Come il bambino: la forza del bambino è l’abbandono che ha.

Disponibilità

121-122 – L’Avvento aveva sottolineato la necessità di una profonda disponibilità, perché tutto grida, nella nostra carne naturale e nell’enigma della storia, che il Signore viene.

122 – Di fronte al Signore che viene, l’atteggiamento necessario e fondamentale è quello della pura disponibilità.

Una sola cosa so: che io debbo essere come l’occhio del servo attento al cenno del suo signore, disponibile a te, ché la disponibilità è proprio il primo sintomo della verità, e la verità è che l’uomo è povero.

152 – Era un essere (la Madonna) la cui natura e il cui sentimento di se stessa era «l’essere di», essere «di» un Altro, perciò era di una assoluta disponibilità.

Ma nella assoluta disponibilità tutto diventa chiaro, limpido e sano: un’evidenza è un’evidenza, non ci sono più né «ma», «se, «forse», «però» – come è per il bambino quando ha suo padre e sua madre.

282 – La sincerità è di una disponibilità a Dio della nostra vita: qui sta la radice della gioia, della letizia, anche in mezzo a tutte le circostanze più avverse.

Quanti fra noi già possono testimoniare questo, una letizia anche in mezzo alle circostanze più avverse, se il cuore si spalanca, è spalancato, disponibile a Dio! Perciò, con sincerità, usiamo questa giornata per chiedere al Signore la grazia che la nostra vita sia disponibile a Lui.

Ma per essere disponibile a Lui, la nostra vita non deve aver nulla da difendere, perché l’unico che difende la vita è Lui, è Dio, è Cristo!

In queste ultime ore chiediamo alla Madonna la grazia della disponibilità a Dio, chiediamola con tutta l’umiltà del cuore, affinché Dio ci renda servi come lei.

285 – C’è un’ultima ignoranza su cui il Signore può costruire in noi: c’è, in tutti noi, un filo almeno di desiderio, di buona volontà, una presenza di volontà di disponibilità. Perciò, dobbiamo aiutarci, con la presenza vicendevole, a non porre noi al Signore le condizioni per poterlo servire.

299 – Ci può essere una persona che, come partecipazione e dimostrazione della sua volontà di disponibilità a questa realtà che vede grande, a questa realtà che Cristo ha creato nella Sua Chiesa e che chiamiamo con il nostro nome, Comunione e Liberazione, non riesce a fare altro che compiere il sacrificio del fondo comune, ed è letteralmente come la sua preghiera, la sua offerta a Cristo.

Domanda/domandare

19-21 – «Non ci sarà fedeltà [...] se non si troverà nel cuore dell'uomo una domanda, per la quale Dio trova la risposta, dico meglio, per la quale Dio è la risposta»

Giovanni Paolo II, omelia «Viaggio nella repubblica domenicana, Messico e bahamas»

Dai banchi della scuola, su cui ci siamo trovati, fino alla compagnia di oggi, è la serietà di questa domanda umana che mi sorprendo questa mattina a sentire in tutta la sua esigenza, in tutta la sua forza, e in tutta la precarietà di consistenza che essa ha nella vita di ogni uomo.

Infatti, anche quando questa domanda è intenzionalmente viva, quanto è dimenticata nel cumulo dei minuti e delle ore della giornata! Insomma, quanto noi siamo lontani da noi stessi lungo il corso del cammino del nostro tempo!

21 – Come è urgente che questa umanità che ci ha fatti incontrare tanti anni fa, quella domanda che vibrava dentro di noi e che otteneva appassionata risposta in me, come è importante che questa umanità si ritrovi insieme, si aiuti opportunamente a non dimenticarsi! E per non “dimenticarsi”, bisogna che la risposta sia presente.

21- «Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza? / Che colmi tutta la terra della tua assenza?»

P. Lagerkvist, «Uno sconosciuto è il mio amico»

Ripensavo stamattina: chissà se questa domanda è vera – è vera -?

80 – La domanda di Filippo è anche la nostra, rivela uno stato d’animo analogo, una difficoltà identica: «Signore, mostraci il Padre». È come l’esigenza di qualcosa di diverso dallo strumento che il Padre aveva creato per comunicarsi: […] «Da tanto tempo sono con voi e non mi hai conosciuto? Chi ha visto me ha visto il Padre».

178 – La «domanda della presenza di Cristo in ogni situazione e occasione della vita» (questo è ascesi)

Giovanni Paolo II, «Discorso ai partecipanti al III “Meeting per l’amicizia frfa i popoli”» 29 agosto 1982 rimini

182-184 – E il desiderio diventa domanda. Come il Papa ha detto: la «domanda della presenza di Cristo dentro ogni situazione e occasione della vita»

La nostra forza è la forza del povero. E la forza del povero che non ha niente, è quella di stendere la mano, è quella di chiedere la fede, è quella id desiderare la fede, è quella di amare ciò che nella vita si sente così tradito anche da noi stessi.

Se uno ha questa domanda, se uno dice: «Abbi pietà di me», se uno continua a dirlo, non passa molto tempo senza avvedersi di quanto la sua anima sia cambiata.

184 – Che cosa fa diventare più maturo? Non la bravura, la capacità, l’affettività, non l’aiutarsi a vicenda, non il telefonarsi, non l’abbracciarsi. No! Ma il desiderio e la domanda della fede in Cristo, di capire e vivere la fede in Cristo.


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